01/02/2024
La lettura vestimentaria dell'opera "Stendardo di Orzinuovi"
Lo Stendardo di Orzinuovi, opera del 1514 di Vincenzo Foppa, restituisce un’immagine veritiera della moda nella Lombardia del primo decennio del XVI secolo, testimonianza di quanto le fogge vestimentarie in area milanese, così come in quella bergamasco-bresciana, risentano ancora di uno stile tardo, proprio della seconda metà del Quattrocento.
Lettura preliminare

Lo Stendardo di Orzinuovi restituisce un’immagine veritiera della moda nella Lombardia del primo decennio del XVI secolo e, in particolare, risulta una testimonianza esemplare di quanto le fogge vestimentarie in area milanese, così come in quella bergamasco-bresciana, risentano ancora di uno stile tardo, proprio della seconda metà del Quattrocento.

Come vedremo nell’analisi dei singoli elementi vestimentari, si tratta di una caratteristica riscontrabile nella terminologia dei singoli indumenti, nella scelta dei tessuti e, ancora di più, nella costruzione delle silhouettes.

Figure femminili ancora esili, snelle, ancora allungate di gusto tardo Gotico, con cromie e volumi sobri e armonici si contrappongono l’estrema attualità degli abiti maschili – San Giorgio in primis – che testimoniano un nuovo mercato emergente in ambito lombardo: la produzione di armature. 

Santa Caterina d’Alessandria

L’abbigliamento della santa prevede la sovrapposizione di tre livelli vestimentari. La parte più esterna, che in terminologia tecnica è definita come ROBA LARGA PER DI SOPRA, prende il nome di CIOPPA.

Si tratta di una veste ampia e imponente che circoscriveva la figura in un cono, dotata di un corpetto aderente al seno, gonna ampia quasi a ventaglio, e ampie maniche. Nel nostro caso, la santa indossa una cioppa realizzata in seta verde cangiante giallo, interamente foderata in un tessuto a contrasto definibile in un taffetà o un ormesino.

L’ampio scollo rettangolare presenta una preziosa decorazione, detta MARGHERITINO. Nel nostro esempio si tratta di una passamaneria realizzata verosimilmente a tessitura a tavolette, applicata ad un fondo di cuoio sul quale sono cuciti castoni con gemme, applicata alla cioppa con funzione sia decorativa, sia di rinforzo dello scollo.

A livello più interno, riscontrabile dalle ampie maniche della cioppa, riconosciamo un secondo elemento vestimentario che appartiene alla categoria dei VESTITI STRECTI PER DI SOTTO. Grazie alla documentazione, al volume della manica e ai confronti con elementi coevi, è possibile riconoscere una GAMURRA, ovvero veste di uso comune, di linea aderente alla vita e alle maniche, con ampio scollo quadrangolare. Queste, di norma, erano staccate dal corpetto e potevano presentare un colore e un tessuto diverso rispetto al resto dell’indumento. Nel nostro caso, è verosimile ipotizzare che esse corrispondano al colore dell’intero abito. Realizzata in panno di lana verde, la gamurra è impreziosita con una foderatura in agnello.

Un ultimo elemento, non visibile nella tela, è dato dalla CAMIÇA: realizzata in lino, era un elemento imprescindibile nella costruzione dell’insieme vestimentario ed era l’unico indumento a contatto diretto con la pelle.

Madonna e Bambino

Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, la Vergine Maria non indossa un abito di fantasia o, come verrà definito verso la metà del Cinquecento «all’antica», bensì un abito estremamente comune per una donna della fine del Quattrocento.

Nell’abito verde possiamo riconoscere una GAMURRA in panno di lana verde, ancora una volta foderata in taffetà o ormesino rosso. Lo scollo, tondo, è impreziosito da un MARGHERITINO realizzato a tessitura a tavolette.

In vita, una CINTOLA annodata. La figura è avvolta da un ampio MANTO in seta rossa, foderato in taffetà verde, con una ricca profilatura data dall’applicazione di una passamaneria dorata. Le due passamanerie, ovvero quella allo scollo e quella al bordo del manto, presentano delle scritte pseudo-cufiche frammiste a caratteri greci e latini, elemento di derivazione orientale estremamente in voga dalla seconda metà del XV secolo.

Dall’ampio drappeggio del manto e dalle voluminose pieghe della gamurra, emerge la punta di una calzatura. Si tratta di una PIANELLA BASSA realizzata in cuoio morbido con punta arrotondata.

Il bambino porta una preziosa CAMIÇA realizzata in teletta d’oro che richiama sia le passamanerie, sia la cintola della Vergine.

San Bernardino da Siena

Il santo francescano indossa il tipico SAIO, detto anche TONACA. Il nome «saio» deriva dal tessuto con il quale l’indumento era realizzato, ovvero il saio diagonale in lana.

L’abito è composto da due elementi: una tunica ampia, dotata di gheroni e manica sovrabbondante; e un cappuccio staccato rispetto all’indumento principale.

In vita una cintura di corda, detta CINGOLO o CORDIGLIO, richiama nella sua simbologia i principi dell’ordine dei Frati Minori.

Ai piedi riconosciamo dei semplici ZOCCOLI in legno con una cinghia superiore in cuoio.

San Giorgio

La lettura degli elementi vestimentari nel San Giorgio è estremamente complessa e non compete al solito storico del costume, bensì necessita l’intervento di uno specialista che sappia fornire la terminologia specifica, la datazione e l’ambito produttivo di armi e armature, ovvero: l’oplologo.

Partendo dall’armature, riconosciamo un CORSALETTO DA GIOSTRA composto da una PANZIERA al torace e, a copertura dei fianchi sino a metà coscia, da un elemento chiamato FALDA A SCARSELLE. Le braccia sono protette da BRACCIALI CON SPALLACCI dove, sul braccio sinistro, riconosciamo la presenza di una ROTELLA DI SPALLA e uno SCUDICINO nell’incavo tra braccio e avambraccio. Le gambe sono coperte da GAMBIERE prive di scarpa.

La mancanza della goletta allo scollo – un elemento che permette l’incastro dell’elmo, anch’esso assente nella tela del Foppa – , così come l’apertura posteriore delle gambiere, lascia intravedere gli elementi vestimentari inferiori, entrambi appartenenti alle VESTI STRECTE PER DI SOTTO.

Al torace riconosciamo un elemento chiamato FARSETTO o GIUBBA: realizzato in panno di lana divisato, ovvero a liste di tessuto cucite, questo indumento era imbottito al torace, con apertura anteriore. Lo scollo tondo è impreziosito da l’applicazione di una passamaneria dorata. È interessante notare come, in una prospettiva sartoriale, il Foppa non indichi alcuni elementi fondamentali come, per l’appunto, l’abbottonatura anteriore.

Alle gambe San Giorgio indossa delle CALZE-BRACHE in panno di lana. Anche in questo caso si parla di divisatura: la gamba di sinistra è rossa, mentre quella di destra è bianca.

San Sebastiano

San Sebastiano, nella sua nudità, presenta un solo elemento vestimentario: un leggero drappo di lino candido che nasconde, al di sotto, un PANNOLINO. Si tratta dell’antenato delle mutande maschili, un elemento che assumerà sempre più importanza a partire dall’ultimo quarto del XV secolo.

San Rocco

San Rocco veste secondo un’iconografia fissatasi già nel corso del Quattrocento. Il caratteristico BASTONE, assieme al CAPPELLO in feltro, alla CAPPA in panno di lana arricchito dalla spilla detta «Veronica» sull’ampio risvolto chiamato TABARRINO, sono completati da elementi più vicini, ancora una volta alla moda del tardo Quattrocento.

Nella parte superiore del corpo riconosciamo il GONNELLO o GONNELLINO, in panno di lana verde foderato in lino, attillato al torso, di linea ampia e lungo sino a metà coscia. Esso presenta una lunga abbottonatura anteriore e alla manica. Il polso risulta impreziosito da una decorazione poco leggibile, forse un ricamo.

Dal lembo rialzato del gonnellino, si intravede la CAMIÇA di lino bianco.

Alle gambe riconosciamo le CALZE-BRACHE in panno di lana verde foderate in lino, completate da morbidi stivali in pelle color ocra chiamati in Lombardia BORZACCHINI.

Angelo

Anche l’angelo indossa un abito specifico. Si tratta del GUARNELLO: realizzato in teletta d’oro, con una fodera in seta rossa leggibile allo scollo, il guarnello era in origine un tessuto estremamente sottile e leggera che, nel corso del Quattrocento, muterà di significato verso una forma di veste semplice, leggera, lunga fino ai piedi, rimboccata in vita. Questa veste nel Rinascimento verrà adottata per vestire le figure angelicate.

La riproduzione tessile e la mostra
La mostra con le riproduzioni vestimentarie

Riproduzione tessile e sartoriale dello Stendardo di Orzinuovi

Dal 30 settembre a Marzo 2023, alla Rocca di San Giorgio in Orzinuovi la mostra “Vincenzo Foppa. Lo Stendardo di Orzinuovi”. Integrano la mostra il pannello decorativo e di abiti realizzati dalla Fondazione Arte della Seta Lisio di Firenze, che riproducono fedelmente modelli del XVI secolo, rappresentati nel dipinto dal Foppa.